Sedici, seicento o sedicimila SDS
Quando il problema non è il numero di PDF, ma la capacità di governare
le Schede Dati di Sicurezza
“Sedici, seicento, sedicimila” è la storia quotidiana di molte aziende che pensano di avere “un certo numero” di SDS finché non si vada a vedere davvero nel dettaglio dove e come siano state archiviate.
Nel nostro lavoro siamo abituati a una certa “elasticità” dei numeri. Quando un’azienda ci dice di avere, ad esempio, 1.000 SDS, sappiamo per esperienza che quel numero sarà quasi sempre sottostimato. A volte del 15%, a volte del 30%, in alcuni casi anche del 50%. Fa parte del gioco: documenti suddivisi tra stabilimenti, reparti e divisioni, versioni storiche, prodotti non più in uso, file in vecchie cartelle condivise.
Questa volta però è successo qualcosa che non avevamo ancora visto.
Siamo partiti da una stima iniziale di circa 2.000 SDS. Un volume importante ma assolutamente nella nostra normalità operativa, molto vicino alle situazioni che incontriamo ogni giorno, anche quando i numeri ufficiali sono 200, 500 o 1.000. Solo che, una volta aperto davvero il vaso di Pandora digitale, i documenti non erano 2.000.
Erano 16.000.
Otto volte tanto la stima iniziale.
Non avendo considerato le differenti versioni della stessa SDS, le SDS da produttori differenti per la stessa materia prima, versioni differenti dislocate ovunque in azienda, l’assenza di un processo di gestione o anche solo di un sistema di archiviazione digitale condiviso.
Anche in questo caso, tutte casistiche singolarmente a noi note, ma moltiplicate ben oltre la possibile percezione del cliente.
E qui inizia la parte interessante della storia. Perché non è il racconto di un progetto fuori scala riservato a pochi, e non è un racconto di panico. È la storia di come si può passare dal “non so neanche quante SDS ho davvero” a una base dati chiara, pulita e gestibile. Che si parta da 500, 2.000 o 16.000 documenti, il problema di fondo è lo stesso: trasformare il caos in uno strumento affidabile per decidere.
A livello operativo, il percorso è stato molto concreto.
Nel giro di circa due settimane di lavoro abbiamo completato l’intero ciclo: caricamento delle 16.000 SDS nel sistema, digitalizzazione con ChemParser, assessment e cleaning delle SDS e prima verifica sui dati estratti.
Il lavoro di cleaning e assessment ha fatto emergere il vero perimetro operativo: circa 2.500 SDS relative a materie prime realmente in uso, su cui concentrare attenzione, controlli e decisioni.
Tutto ciò che stava intorno (versioni storiche, duplicati, prodotti non più utilizzati) è emerso, è stato messo in ordine e ricondotto a un quadro leggibile. Non per “fare pulizia” fine a sé stessa, ma per permettere al cliente di lavorare ogni giorno su un insieme di dati che avesse senso, invece di inseguire file e allegati.
La parte curiosa, se vogliamo, è che non c’è stato nessun “eroe solitario” chiuso in ufficio per mesi.
Il protagonista non è una task force di persone, è il modello SDS-FullService:
-
- cleaning gestito in automatico
- assessment guidato sulla base dei dati digitalizzati
- gestione automatica delle revisioni e dell’obsolescenza
Per il cliente questo non si è tradotto in “un progetto HSE-IT in più”, ma in:
-
- meno tempo perso a cercare la SDS corretta
- meno rischi legati a documenti superati
- una fotografia affidabile delle sostanze pericolose su cui lavorare ogni giorno.
Alla fine di questo percorso, quello che conta non è tanto il numero di SDS da cui si è partiti, ma quello che il cliente ha oggi.
Oggi il suo SDS-Drive (l’archivio centralizzato di SDS-FullService) contiene solo le versioni più aggiornate e valide delle schede, valutate e verificate, senza duplicati inutili e senza “fantasmi” ereditati dal passato. Insieme abbiamo definito un workflow di approvazione chiaro: chi può inserire una nuova SDS, chi la verifica, chi la approva, cosa succede quando un fornitore invia un aggiornamento, come vengono gestite le sostanze nuove o in dismissione.
Il risultato è semplice da raccontare, ma non banale da costruire: tutte le sostanze pericolose realmente in uso sono sotto controllo, in un unico ambiente, con regole condivise e processi tracciabili.
La parte forse più rassicurante? Tutto questo è stato gestito mentre il cliente continuava a occuparsi delle sue attività quotidiane. Nessun progetto totalizzante che blocca l’azienda, nessuna task force permanente: ci siamo presi noi il compito di caricare, digitalizzare, ripulire e strutturare i dati, lasciando al cliente il tempo per fare bene il proprio lavoro.
Che si parta da sedici, seicento o sedicimila SDS, il punto non è contare i documenti, ma costruire la realtà giusta su cui basare le proprie decisioni e il proprio lavoro.
Eduardo Affinito
Every Software Solutions
Il nostro team è a tua disposizione per aiutarti nel tuo percorso verso la Trasformazione Digitale

